Palazzo Marigliano

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Il palazzo Marigliano si trova in via San Biagio dei Librai 39. La costruzione dell’edificio è databile intorno al 1513, per volontà di Bartolomeo di Capua, conte di Altavilla. Il periodo è confermato da un’epigrafe in cui si ricorda che, nel 1759 (l’iscrizione parla del venticinquesimo anno di regno di Carlo III), Bartolomeo di Capua (discendente del precedente) avviò dei lavori di ampliamento e abbellimento per la dimora dei suoi avi costruita nel 1513, e da un documento, nel quale si evince anche che il progetto venne affidato a Giovanni Francesco Donadio, detto il Mormando. Il portone principale, invece, venne realizzato in epoca successiva, visti anche i lavori per allargarne il passaggio in modo da consentire il transito alle carrozze. Inoltre, quando la famiglia Marigliano del Monte entrò in possesso dell’edificio (XIX secolo), l’antica iscrizione che lo sormontava venne sostituita con lo stemma e le armi dei nuovi proprietari, sorretto da putti. La facciata, inizialmente progettata a due piani (il terzo fu aggiunto successivamente), ancora oggi conserva la struttura originaria, con l’alternanza di piperno e marmo bianco, eccezion fatta solo per alcuni punti del piano terra, in cui sono stati aperti dei passaggi per ricavarne alcune botteghe. I primi due livelli sono di ordine composito, con lesene scanalate che si intervallano alle finestre; queste ultime sono, in basso, quadrate e sormontate da altre aperture a tutto sesto, mentre nell’ordine più alto sono ampie e rettangolari con un’incisione sulle trabeazioni riportante la scritta “memini” (in latino, “per ricordare”). In entrambi i casi, le finestre erano in marmo bianco e piperno, mentre il terzo piano presenta tre finestroni contornati da lesene lisce con capitelli corinzi e con trabeazione. Entrati nel palazzo si giunge nell’atrio, dal quale è possibile raggiungere gli appartamenti ai piani superiori o, attraverso il giardino, arrivare alla scalinata a doppia rampa che conduce ad altri locali. Sempre nell’atrio, è possibile leggere due epigrafi, le quali ricordano gli avvenimenti storici e i personaggi che hanno caratterizzato il palazzo, nonché gli affreschi che il pittore Francesco de Mura dipinse nella sala da ballo intorno al 1750, raffiguranti il salvataggio di Carlo III da parte di Bartolomeo di Capua durante la battaglia di Velletri del 1744. L’opera venne danneggiata durante i bombardamenti del 1942, ma venne restaurata nel 1950 grazie all’intervento del duca Di Marigliano, allora proprietario della struttura. Inoltre, l’edificio fu luogo d’incontro dei congiurati che progettavano la rivolta contro il principe e vicerè Gaetano Gambacorta (la congiura di Macchia) che, però, fallì a causa dello scarso coinvolgimento popolare. L’evento è ricordato da un epigrafe posta nell’atrio del palazzo.

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